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Paragrafo  4  .  Il  papato dall'esilio avignonese  al  grande  scisma

d'Occidente.

     
Dopo  la  morte  di Bonifacio ottavo, la sudditanza  del  papato  alla
Francia, iniziata quando Urbano quarto aveva chiamato in Italia  Carlo
primo  d'Angi per combattere gli Svevi (vedi capitolo Sei,  paragrafo
3),  venne sanzionata nel 1309 con il trasferimento della sede  papale
ad Avignone, dove rest fino al 1377.
     Favorita  dai disordini che caratterizzavano lo Stato  pontificio
e la stessa Roma, la cosiddetta "cattivit avignonese" rappresent una
grande  operazione politica, con la quale venne rinsaldata  l'alleanza
tra  la  Francia  ed  il papato. I papi del periodo avignonese,  tutti
francesi, continuarono ad intervenire negli affari interni dell'impero
ed  a  pretendere le rendite e gli omaggi dei sovrani  europei.  Nello
stesso  tempo  avallarono le decisioni dei re francesi, anche  le  pi
brutali,  come  la  persecuzione  del  prestigioso  ordine  monastico-
militare
     
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     dei  templari  messa  in atto da Filippo  il  Bello,  che  voleva
ottenerne  le  propriet  e  le  ricchezze  (vedi  capitolo   Quattro,
paragrafo 4).
     Avignone  dunque non fu una semplice prigione papale, ma  divenne
una  corte  fastosa ed opulenta. Questo splendore, la negazione  della
povert  come  supremo  valore cristiano e lo stretto  legame  con  il
potere  monarchico francese scandalizzarono alcuni  dei  pi  eminenti
personaggi della vita culturale e religiosa dell'epoca, come Francesco
Petrarca   (1304-1374)   e   Caterina  da   Siena   (1347-1380),   che
sollecitarono i papi residenti ad Avignone a far ritorno a Roma.
     Per   favorire  questo  auspicato  ritorno  era  per  necessario
ricompattare lo Stato pontificio, che si era disgregato, da Roma  alla
Romagna, in signorie e liberi comuni. Nella stessa Roma, ormai in mano
alle famiglie aristocratiche, Cola di Rienzo, un popolano imbevuto  di
letture  classiche,  aveva tentato nel 1347 di  ripristinare  l'antica
repubblica    romana,   autonominandosi   tribuno    e    vagheggiando
l'unificazione  italiana. Costretto dalla  reazione  del  papa  e  dei
nobili a fuggire da Roma, vi rientr nel 1353 al seguito del cardinale
Egidio di Albornoz, inviato dal papa Clemente sesto a rimettere ordine
nei territori pontifici; ma venne ucciso durante un tumulto popolare.
     Il  cardinale castigliano Egidio di Albornoz riusc a  realizzare
il  difficile  compito  della  ricomposizione  statale,  che  port  a
compimento  in circa quindici anni, servendosi sia delle armi  sia  di
un'accorta politica finalizzata a fomentare le rivalit tra i  signori
locali, e a far loro limitate concessioni.
     Il   lavoro   del  legato  pontificio  si  concretizz   con   la
promulgazione  delle "costituzioni egidiane" (1357), che suddividevano
lo  Stato  pontificio  in  sette province, ciascuna  governata  da  un
rettore, e che restarono in vigore fino all'Ottocento.
     Le  molte invocazioni, ad opera soprattutto di Caterina da Siena,
al  ritorno del papato nella sede romana, andarono finalmente  a  buon
fine sotto il pontificato di Gregorio undicesimo: egli, nonostante  le
pressioni  del re di Francia e del collegio dei cardinali,  in  grande
maggioranza  francesi, perch la sede restasse ad Avignone,  comp  il
passo decisivo nel 1377.
     Questa  scelta  ebbe gravi ripercussioni sulla compattezza  della
Chiesa: alla morte di Gregorio l'elezione di un papa italiano,  Urbano
sesto  (1378-1389),  provoc la reazione  dei  prelati  francesi  che,
timorosi di perdere una consolidata egemonia, elessero un antipapa con
un  proprio collegio cardinalizio residente ancora ad Avignone. Fra le
due  curie  cominci un duro scambio di interdetti e  scomuniche,  che
divisero profondamente il mondo cattolico.
     Dal  1378  al 1417 convissero nell'ambito della Chiesa  due  papi
aspramente  contrapposti; nel 1409 le due parti avverse si accordarono
sull'elezione  di un terzo papa che simboleggiasse la riconciliazione,
senza per che gli altri due si volessero dimettere.
     Lungi   dall'avere   un  significato  di  natura   esclusivamente
religiosa,  questa contesa corrispondeva a contrapposizioni  politiche
fra stati, principi e citt, accentuate dalla contemporanea guerra dei
Cent'anni  (vedi capitolo Undici, paragrafo 1): la Francia ed  i  suoi
alleati  appoggiavano il papa avignonese, mentre, sul fronte  opposto,
l'Inghilterra e l'impero asburgico sostenevano quello italiano.
     L'inconciliabilit  delle  posizioni  e  la   degenerazione   dei
contrasti  fecero  maturare l'idea che non  solo  la  soluzione  dello
scisma  ma il governo stesso della Chiesa dovesse essere affidato  non
al papa ma al concilio ecumenico.
     
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     Questa tesi, nota come "conciliarismo", si afferm ai concili  di
Pisa  (1409)  e di Costanza (1414-1418), che imposero la pacificazione
delle parti in lotta. Il pontefice riacquister il prestigio perduto e
il suo ruolo di guida nel corso del Quattrocento.
     La  scarsa  sensibilit religiosa mostrata dal papato durante  il
periodo  avignonese, resasi ancora pi evidente nel corso delle  lotte
squisitamente  politiche che si accesero in seno allo scisma,  provoc
in  Europa  un  sentimento  diffuso di  disprezzo  e  di  rivolta  nei
confronti della Chiesa.
     Mentre  in  Italia ripresero vigore le iniziative dei fraticelli,
duramente  perseguitati dall'Inquisizione, in Europa i due  principali
movimenti  che  predicarono, fra Trecento e Quattrocento,  la  ricerca
della  spiritualit,  la  pratica  della  povert  e  dell'uguaglianza
evangeliche  ed il rifiuto delle gerarchie ecclesiastiche  (cos  come
nel  Duecento  lo  erano stati ctari e valdesi),  furono  i  lollardi
(dall'olandese  lollaerd,  che prega a  bassa  voce)  e  gli  hussiti,
ispirati  dall'inglese John Wycliffe (1320-1384) e dal boemo  Jan  Hus
(1369-1415).
     Gli  attacchi  che  portarono  alla Chiesa,  alla  pratica  delle
indulgenze ed al culto dei santi fecero da base culturale alle rivolte
sociali  (vedi capitolo Nove, paragrafo 6) e nazionali (vedi paragrafo
2 di questo capitolo) esplose nei loro paesi, ed anticiparono i motivi
della   riforma  protestante  che  si  sarebbe  radicata,  nel  secolo
sedicesimo, in molte parti d'Europa, comprese Inghilterra e Boemia.
